Si Ma WELCOME HOME

by Paola Menaldo - 02 settembre 2020

TRE PIANI, TRE MODI DIVERSI DI BERE E MANGIARE: DAL DRINK AL BANCONE FINO ALLA CENA IN SALOTTO. «VOLEVO UN POSTO CHE POTESSE DIVENTARE UN PO’ CASA, PER ME E PER GLI ALTRI», SPIEGA L’ARCHITETTO MASSIMILIANO LOCATELLI

«A Milano un posto così non c’era». Ne è convinto l’architetto Massimiliano Locatelli, co-fondatore dello studio Locatelli Partners, che l’ha voluto e progettato. E ce ne siamo convinti anche noi, appena varcata la soglia della minuscola townhouse che lo ospita. Il nuovo Si Ma si trova in corso di Porta Vigentina, nella palazzina stretta e lunga in passato utilizzata come negozio per il brand di porcellane Untitled Homeware – ancora in uso (e in vendita) nel locale – e che un tempo ospitava la canonica della chiesa accanto. Tre piani, tre modi diversi di bere e di mangiare: dal cocktail in piedi con vista sulla strada fino alla cena privata con tanto di partita a backgammon come gran finale.

Si può scegliere se sedersi sugli sgabelli al bancone o infilare le gambe sotto il grande tavolo che occupa tutta la stanza al primo piano, da prenotare totalmente per una serata con gli amici o da condividere con gli altri ospiti. «Abbiamo voluto creare tre mood completamente distinti», spiega l’architetto. «Sono ambienti molto piccoli che permettono diversi gradi di riservatezza: dal pian terreno, dove è possibile scegliere se isolarsi nelle nicchie o bere qualcosa direttamente al bancone, fino al terzo piano, che è pensato come una specie di salotto con divani, librerie e piccoli tavoli da gioco dove fermarsi un po’ di più». A disposizione degli ospiti, oltre a libri, riviste e connessione wi-fi, ci sono dei piccoli sacchetti in velluto ricamati a mano che contengono vari giochi d’altri tempi, dalla dama allo shanghai. A metà tra una seconda casa e un gentlemen’s club, Si Ma è arredato con pezzi su misura disegnati dallo stesso Locatelli, con l’aggiunta di qualche lampada iconica come la Potence Pivotante di Charlotte Perriand
o i Poliedri di Venini a cascata lungo la ripida scala in pietra che collega i tre livelli. «A differenza di quello che faccio di solito, lo spazio qui è molto vestito», spiega l’architetto. Le pareti sono morbide, in velluto, per render gli ambienti più raccolti: color terracotta al primo piano e verde acido al secondo, in contrasto con il pavimento nero. «C’è un’atmosfera molto anglosassone, un po’ newyorkese». Sarà per la casa che sembra una di quelle townhouse di Londra o per l’accento americano di Sina, il barman che gestisce il locale. «Dopo 10 anni a New York, dove mi dividevo tra il Fat Radish nel Lower East Side e il Breslin Bar dell’Ace Hotel, mi sono trasferito a Milano per questo progetto», racconta mentre ci mostra con orgoglio la sua prima carta dei cocktail. Otto le specialità della casa che ha messo a punto per iniziare, dosando con cura le componenti ‘sweet and sour’: dal Negroni bianco molto in voga negli Stati Uniti fino ai delicati accostamenti di bourbon e amari della nostra tradizione, senza dimenticare il più classico dei Gin tonic fatto come si deve, con cetriolo fresco e ‘cracked pepper’. Rigorosamente italiano è invece il cibo. Dopo un’estate di soli aperitivi, si parte da settembre con una proposta culinaria completa a cura di Serena Barbieri. Ad accompagnare i drink un solo piatto, sempre diverso, proposto anche in versione vegetariana. Chi vorrà, poi, potrà prenotare una cena in piena regola con almeno un giorno di anticipo. «Ingredienti del mercato e un menu semplificato: leggero, fresco, contemporaneo e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Non vogliamo farne un locale di nicchia, mi piace l’idea che possa diventare un rifugio per un gruppo di amici», conclude Locatelli. «Anche quando viaggio, adoro tornare sempre negli stessi posti: se vado in Cina, scelgo sempre lo stesso ristorante e chiedo sempre la stessa camera. Per questo ho pensato a uno spazio che potesse diventare un po’ casa, per me e per gli altri».